“Fue chiusa (Viterbo) de muri del 1905: el circuito suo era cinque milia quattrocento trentaquattro passi, commenzando alla porta di Sonza, er seguendo canto al fossato et girando intorno, senza el Piano de Scarlano, che non era abitato… Anno domini 1187 fue cresciuto Viterbo et facto Pian di Scarlano, in quel tempo chiamato Piano Ascarano”.
Edilio Mecarini

“Un piccolo paese nella città”

E’ una definizione che siamo abituati a sentire per dare la giusta spiegazione di un quartiere che nonostante il tanto tempo passato dalla sua costruzione, è rimasto con le sue anguste stradine medievali, con i tanti balconi colmi di fiori, contornati da orti e giardini che si affacciano su una meravigliosa valle, ma soprattutto con il calore , l’operosità e la generosità dei suoi abitanti. Tutti la conoscono come l’isola dei sogni, il quartiere dei suoni e dei colori, la piccola città felice e solitaria, che rifiuta l’etichetta della “civiltà del benessere”. Il nome Pianoscarano, si narra che abbia origini, forse longobarde, opera di un documento dell’epoca che fa riferimento al “Vico Squarano”. Nel lontano 1150, grazie all’ampliamento delle mura civiche, il quartiere viene inserito nella cinta cittadina da un muro esterno che partendo da Porta Fiorita si snoda fino alla Porta Faul. Mura che vennero abbattute completamente e solo dopo cinquanta anni dai vicini Romanii, i quali ebbero la meglio nella battaglia sui Viterbesi, che le ricostruirono circa vent’anni dopo per essere di nuovo abbattute nel 1233 per ordine di Papa Gregorio IX e, finalmente, ricostruite dallo stesso Papa solo tre anni dopo nel 1236. Il quartiere di Pianoscarano, abitato da sempre da operai ed artigiani come, calderai, calzolai, maniscalchi, fabbri, ha voluto mantenere le piccole ma antiche costruzioni, rispetto ai vari quartieri limitrofi, non cambiando la sua originalità e splendore, rispetto a luoghi come la confinante S.Pellegrino che ha costruito palazzi e quartieri nobili. Pianoscarano, nonostante la sua vecchia data di nascita, ha mantenuto le tradizioni, la sua peculiarità di quartiere popolare e soprattutto la matrice umana che lo componeva rimanendo praticamente immutata nel tempo. Nel visitarlo, ancora oggi, troviamo fabbri, artigiani che lavorano il legno alla vecchia maniera, ma soprattutto nel periodo del “vino”, è facile sentire il profumo dei mosti e il ritmico ticchettio prodotto dai vecchi torchi a mano, che i contadini del luogo utilizzano fieri come nella vecchia tradizione. Il quartiere, ideale per tutti, il quartiere dove chiunque vorrebbe viverci, soprattutto per la sua vita ordinata e limpida. Pianoscarano, l’orginale luogo dove il progresso continuo non ha intaccato la voglia di vivere, non ha prodotto danni che a soli pochi metri di distanza sono visibili, ma soprattutto ha conservato quella tranquillità di un tempo, della quale, gli abitanti del quartiere, vanno fieri ed orgogliosi.

La porta del Carmine
G.S.D. Pianoscarano - Via F. Boccacci, SNC - 01100 - Viterbo (VT) - Campo di gioco: Oliviero Bruni
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